Il restauro: problemi

Quando acquisto un particolare modello di aspirapolvere cerco sempre, se ho possibilità di scelta, quello che si trova nelle condizioni migliori, possibilmente completo dei suoi accessori, di libretto di istruzioni, del contenitore originale.
Tuttavia succede spesso che, per non perdere l'occasione di acquisire un modello raro, o perché l'oggetto mi è stato regalato, di trovarmi tra le mani apparecchi che presentano importanti segni di deterioramento.
Sin dalla fase iniziale della mia collezione, ho dovuto quindi affrontare il problema del restauro.
Questi sono i principali problemi che si presentano quando si acquisisce un oggetto che ha alle spalle alcuni decenni di uso, in particolar modo se è stato adoperato con poca attenzione o se, come accade spesso, l'aspirapolvere è stato destinato, dopo il normale uso domestico, a svolgere il suo lavoro in condizioni meno "civili": nel garage, nel laboratorio, nel giardino, o attaccato a una levigatrice. Non trascurabili sono anche i danni provocati dalla prolungata permanenza in ambienti con condizioni climatiche estreme quali soffitte o, peggio, cantine.

  1. Le parti in alluminio si trovano spesso fortemente ossidate o presentano segni d'usura molto profondi, vista la scarsa durezza del materiale stesso.
  2. Le cromature, specie se di bassa qualità, sono danneggiate e invase dalla ruggine del metallo sottostante.
  3. Lo stesso problema si riscontra sulle parti dipinte con smalti colorati, che presentano anche sbucciature, sfogliature e screpolature.
  4. Le ossidazioni di vario tipo rappresentano comunque un problema costante, non solo all'esterno degli apparecchi ma anche "dentro il cofano", cioè nei motori e nelle parti metalliche non direttamente visibili. 
  5. Le parti in gomma sono in alcuni casi completamente cristallizzate e deformate, e ciò avviene talvolta anche sulle parti in "plastica". Metto la parola "plastica" tra virgolette perché in verità esistono molteplici tipi di resine che comunemente accomuniamo in un'unica grande famiglia, ma che di fatto sono molto diverse tra loro per composizione chimica e per processi produttivi, oltre che per proprietà fisiche e meccaniche.
  6. I cavi elettrici (che di frequente sono stati sostituiti a causa dell'usura) si trovano spesso in condizioni disastrose, con i conduttori in rame a vista. Questo vale anche per i collegamenti elettrici all'interno degli apparecchi.
  7. Gli interruttori possono essere bloccati o danneggiati da corto circuito, e in alcuni casi già sostituiti in precedenza.
  8. I connettori dei cavi stessi sono stati spesso sostituiti con spine che meglio si adattavano alla rete elettrica di ogni specifica nazione. 
  9. I cuscinetti a sfera dei motori sono frequentemente bloccati a causa del lungo periodo di quiescenza o si trovano comunque in condizioni limite.
  10. I sacchetti raccoglipolvere in tessuto nei modelli upright sono quasi sempre sgualciti e scoloriti.
  11. I tubi flessibili (soprattutto quelli rivestiti in tessuto), che ovviamente sono sottoposti a intense sollecitazioni di torsione, sono spesso rovinati e le giunzioni tra la parte flessibile e quella rigida sono rotte o aggiustate con il nastro adesivo.
  12. I manici in cuoio e in plastica si trovano spesso in pessime condizioni o addirittura sostituiti con manufatti tra i più fantasiosi.
  13. Tutte le parti in materiale organico (legno, setola, feltro, cuoio, tela di cotone) sono possibili vittime di attacchi di quelli che in natura definiamo "bioriduttori": danni provocati da tarli, tarme, funghi e altri organismi sono all'ordine del giorno.

E la lista non finisce qui, ovviamente.
Niente di cui spaventarsi: la mia professione di restauratore mi ha abituato ad avere un atteggiamento sempre positivo e risolutivo anche di fronte a problemi mai incontrati in precedenza.

Innanzitutto tengo a precisare un fatto importante: nel mondo degli aspirapolvere non esistono (attualmente) dei falsi. Sembra irrilevante, ma in altri campi del restauro il fatto di doversi confrontare con un esemplare falso può creare problemi di grande complessità nella metodologia di intervento.

È importante decidere con quali modalità si vuole intervenire.
Esistono infatti diversi tipi di restauro possibile: di tamponamento, museale, conservativo, di ripristino, di cambio d'uso o altri intermedi.
Ogni restauro ha bisogno di partire da un progetto: per operare con coerenza è necessario conoscere non solo i materiali e il contesto storico dell'oggetto sul quale si dovrà intervenire, ma anche i risultati ai quali si vuole pervenire.
In ambito professionale questa fase importante viene di solito concordata pezzo per pezzo con il cliente, ma nel mio caso ho dovuto decidere io stesso una linea d'intervento che fosse coerente per l'intera collezione.
Partendo dal presupposto che gli oggetti in questione sono comunque frutto di produzione industriale e quindi di relativo valore economico e artistico, ho potuto iniziare senza troppe preoccupazioni, adottando talvolta tecniche decisamente sperimentali. Non per questo mi sono lasciato andare usando metodi a mio avviso non condivisibili. Mi riferisco qui alle tipologie di restauro che oggi si usa applicare ampiamente su oggetti industriali quali automobili d'epoca, frigoriferi, biciclette e motociclette dove, a lavoro ultimato, è pressoché impossibile distinguere ciò che è rimasto di originale e ciò che è stato sostituito o ricostruito arbitrariamente.
Il metodo che uso nel restauro si può riassumere con il seguente concetto: "restaurare il meno possibile".
È preferibile per me vedere una parte usurata o ossidata che la stessa riverniciata o sostituita – a mio avviso i particolari eccessivamente deteriorati rispetto ad altri sulla medesima macchina sono importanti indizi che denunciano trascuratezza nella progettazione e nella produzione.
Quindi fin dal principio ho deciso di non rifare verniciature e cromature o di ricostruire pezzi mancanti.
Tuttalpiù, quando trovo un "doppio", lo utilizzo selezionando le parti che si presentano in migliori condizioni per completare o sostituire quelle più malconce dell'originale. 

Naturalmente alcuni interventi sono di solito necessari.
Inizio sempre con un'accurata pulizia dell'oggetto, utilizzando prodotti diversi a seconda dei materiali che devo trattare.
In secondo  luogo è assolutamente necessario arrestare le cause che hanno determinato il degrado e proteggere l'oggetto nell'eventualità che quelle cause si ripresentino in futuro.
Quindi procedo con un intervento di bonifica generale e di ripristino, nei limiti del possibile, delle funzioni. Per fare un esempio, sostituisco i cavi elettrici il cui isolamento è deteriorato al punto di mettere a rischio la sicurezza dell'utente, senza pormi problemi di ordine deontologico, anche se possibilmente con materiali che soddisfino l'esigenza estetica.

Trovo anche importante riportare l'oggetto ad una condizione che possa restituire l'idea precisa di come doveva essere quando era nuovo, cercando di restituirgli il lussuoso fascino, pur essendo consapevole che la percezione emotiva di chi comperava un aspirapolvere nel 1950 era completamente diversa da quella dell'utente di oggi.
Non trascurabile è inoltre il fatto che il restauratore dovrebbe sempre tentare di armonizzare i vari elementi che compongono un determinato oggetto: se una parte di esso è molto rovinata non sarà opportuno riportare altre parti a pari del nuovo e viceversa, e bisognerà raggiungere, alla fine dell'intervento, un aspetto che risulti il più possibile naturale e omogeneo.

 

Il restauro: soluzioni