Storia di questa collezione

Ho iniziato a raccogliere le prime macchine nel 1986, ma il collezionismo vero e proprio è iniziato dopo il 2000, quando ho acquistato una casa abbastanza spaziosa da poter accogliere, oltre gli amici, i miei desiderati oggetti.
Durante la vita, per motivi legati alla mia professione, mi sono passati per le mani migliaia di oggetti d'epoca, che però ho sempre venduto o regalato.
Con gli aspirapolvere è stato diverso: ne ho sempre raccolti, mai ceduti.
A molti sembra strano che qualcuno si innamori di aspirapolvere fino a riempirsene la casa; non c'è ovviamente un motivo logico, come del resto, a guardar bene, non c'è nelle collezioni che non abbiano ragioni di investimento finanziariamente quantificabili.
Una raccolta di aspirapolvere sembra sempre avere un carattere più spiccatamente inusuale rispetto a quello che abitualmente molti appassionati raccolgono – radio, francobolli, monete, quando non lattine di birra, rane finte e così via.
Oggi la mia collezione conta circa 250 macchine, appartenenti al periodo che va dagli anni 20 agli anni 70 (con qualche raro sconfinamento nei decenni successivi) del Novecento, oltre che parecchio materiale cartaceo, come libretti di istruzioni e pagine pubblicitarie. L'acquisizione dei materiali è avvenuta attraverso tre principali fonti: acquisti da rigattieri, acquisti on line, donazioni di amici e conoscenti. Ho iniziato con l'acquisire qualsiasi tipo di aspirapolvere, ma ben presto mi sono reso conto che i modelli upright, oltre che risultare più sgraziati al miei occhi, occupavano troppo spazio.
Così mi sono concentrato sui modelli cylinder.
Nella collezione sono comunque presenti tutte le tipologie di aspirapolvere: a cilindro, a canestro, lucidatrici, battitappeto, trasformabili, spazzole aspiranti, aspirabriciole, per auto, alimentati a batteria, giocattoli e così via, tutti restaurati e funzionanti, molti completi di tutti gli accessori e dell'imballo originale. Tutti gli esemplari sono alimentati da motore elettrico.
Pressoché tutti i modelli cylinder fino al 1970 possono essere usati, oltre che con la loro classica funzione aspirante, come "soffiatori", applicandovi accessori quali vaporizzatori, spruzzatori e asciugacapelli.

In questo sito troverete in prevalenza modelli cylinder, quasi esclusivamente di fabbricazione europea. Questo è dovuto a ovvie ragioni di reperibilità, oltre al semplice motivo che i meravigliosi modelli americani comporterebbero per me costi di spedizione troppo elevati.
Devo far notare inoltre come gli oggetti di fabbricazione italiana siano relativamente pochi, nonostante l'Italia sia stata una delle maggiori produttrici mondiali di elettrodomestici. Ciò si spiega con il fatto che in Italia l'aspirapolvere, sebbene prodotto da aziende italiane sin dagli anni 20, iniziò ad avere una grande diffusione solo a partire dagli anni 60, incontrando un mercato già occupato da prestigiose firme straniere con maggior potenza commerciale e di già comprovata qualità. Non dimentichiamo inoltre che l'Italia fino al 1960, salvo che nelle maggiori realtà urbane, è stata una nazione prevalentemente agricola, e nella civiltà rurale gli elettrodomestici hanno sempre avuto un ruolo marginale. Per l'italiano medio, inoltre, gli elettrodomestici in quell'epoca risultavano essere molto costosi, per cui la precedenza veniva data a quelli più indispensabili: lavatrice, frigorifero, radio, ferro da stiro. Queste ragioni, insieme ad altre di carattere psicologico, fecero dell'aspirapolvere in Italia la "cenerentola" degli elettrodomestici.
Nella mia collezione sono altresì numerosi i modelli di fabbricazione tedesca, e ciò è dovuto alla massiccia diffusione dell'aspirapolvere in Germania sin dagli anni 30.
La relativa vicinanza geografica con l'est europeo mi ha consentito di reperire abbastanza facilmente macchine di fabbricazione Russa e Cecoslovacca, che erano molto diffuse, fino al crollo del blocco sovietico, in tutti i Paesi dell'Europa comunista.

È curioso notare come molti pezzi, nonostante abbiano un'età di parecchi decenni, si trovino in condizioni generali davvero ottime. Questo è dovuto principalmente a tre motivi:

  1. Spesso la loro costruzione è di qualità davvero eccellente e robusta,
  2. Alcuni modelli avevano un prezzo così elevato da indurre l'utente a trattarli con religiosa attenzione.
  3. Fino alla metà degli anni 60 la capacità di suzione degli apparecchi era spesso talmente bassa da renderne inutile o difficoltoso l'uso; di conseguenza venivano usati di rado o dimenticati in soffitta.

È importante considerare come nel corso dei decenni l'estetica dell'aspirapolvere abbia avuto una notevole evoluzione – contrariamente all'aspetto tecnico che nella sostanza è progredito di pochissimo dalle origini a fino circa vent'anni fa, quando furono avviate ricerche per soluzioni rivoluzionarie nel concetto di aspirazione.
Se gli apparecchi più antichi avevano forme legate quasi esclusivamente alla funzionalità (gli elettrodomestici dovevano ancora trovare una propria identità a livello sociale e culturale) con il tempo si assiste a una maturazione e sembra farsi strada un'intenzione estetica.
Così negli anni 20 e 30 l'aspetto dell'aspirapolvere iniziò a ingentilirsi, a caratterizzarsi, perdendo lentamente la sua "meccanicità" per diventare un oggetto più in linea con l'estetica del proprio tempo. Proprio in questi anni si potè assistere a stravaganti tentativi di affermazione, da parte delle case costruttrici, di un proprio concetto personale di "forma definitiva" dell'aspirapolvere, anche se contemporaneamente avvenne un inevitabile processo di standardizzazione, soprattutto per quanto riguarda gli accessori.
Durante gli anni 40 la produzione di aspirapolvere venne pressoché interrotta e non portò a significativi progressi, trovandosi le industrie impegnate nella ricerca e nella produzione di materiale ad uso bellico.
E finalmente si arrivò, negli anni 50, all'apoteosi delle streamlines, espressione della space age.
(in realtà le streamlines, o linee aerodinamiche, iniziarono molto prima, cioè negli anni 20 e 30, ma raggiunsero il massimo della loro espressione negli anni 50)
Alcuni modelli divennero dei veri oggetti di lusso, quasi avulsi dalla loro umile funzione, estremamente rifiniti, minuziosamente disegnati e "griffati" in ogni minimo dettaglio.
Negli anni 60 le linee ed i colori, pur mantenendo un residuo di gusto "spaziale" divennero più civettuoli, evidentemente dedicati a un pubblico in prevalenza femminile, per giungere infine, negli anni 70, a un aspetto nuovamente tecnico e di genere neutro.
Poi, negli anni 80 e 90, quella che considero una catastrofe.
Se è vero che in generale le prestazioni aumentarono sensibilmente (anche a costo di un aumento di potenza e quindi di consumi) l'estetica ne risentì moltissimo. Le forme si fecero tozze, squadrate, i colori insignificanti. Le linee aerodinamiche furono definitivamente abbandonate. L'apporto dell'elettronica, con le sue spie luminose, le manopole di regolazione e i simboli di funzione, più che contribuire effettivamente al miglioramento della funzionalità  degli apparecchi, conferiva loro un aspetto che definirei quasi "medicale". L'aumento, dovuto a ragioni igieniche, del numero e della compattezza dei filtri, diede il via ad una corsa sfrenata verso il continuo aumento della potenza. Oggi, un aspirapolvere domestico arriva normalmente a 2000 watt di potenza, che sembrano una vera mostruosità se paragonati agli scarsi 200 watt dei modelli degli anni 20.
Per fortuna, verso la fine degli anni 90, a causa dell'avvento di tecnologie radicalmente nuove fu necessario riconsiderare il design, spesso ripartendo da zero. E così a tutt'oggi non mancano esempi di raffinate e avveniristiche meditazioni. Si ricomincia a giocare!